La Campania ai rigori
Per i cittadini della Campania il triplice fischio è gią nell'aria. In queste settimane di tempi supplementari e goals in zona Cesarini non resta che qualche scampolo di gioco in una partita spaventosamente brutta e già segnata nei primi minuti. La sconfitta è quasi inevitabile, resta aperto solo qualche spiraglio. Perché non si tratti di un cappotto di proporzioni tennistiche bisognerà fare appello a quel po' di senso della dignità che rimane nei tanti Campani "per bene", stufi di vedersi additare come campioni europei (o dobbiamo dire mondiali?) d'inciviltà. La sola contromossa che mi viene in mente consiste di due punti ugualmente irrinunciabili: da una parte la denuncia ferma e senza riguardi di sorta di chi, a tutti i livelli e impunemente, devasta, imbratta e avvelena aria, acqua e suolo della Regione o lascia, in un silenzio complice, che tali risorse vengano devastate, imbrattate e avvelenate, dall'altra un comportamento finalmente responsabile in qualità di consumatori di beni e di fruitori di servizi. Circa il primo punto, è inutile dire che la denuncia richiede sempre coraggio e spirito d'iniziativa ed è evidente che la questione va ben oltre i problemi ambientali. Noi Campani di fronte ai soprusi dovremmo imparare a saper rispondere alla domanda "Perché dovrei denunciare proprio io?" con le parole "Non posso aspettare che siano altri a farlo al posto mio". In altri paesi, giustamente considerati più civili del nostro, ogni cittadino si sente chiamato non solo a rispettare l'ordine pubblico, ma anche a farlo rispettare in prima persona. Dovremmo cominciare a sentirci responsabili non solo del mancato rispetto delle leggi, ma anche della mancata vigilanza sul loro effettivo rispetto. Non si tratta di riesumare uno spirito di delazione d'altri ancor più oscuri tempi, si tratta di costituire una "rete civica del buon vicinato", per così dire, attraverso la quale i cittadini si tutelino vicendevolmente e riescano a isolare le "pecore nere", rendendo loro la vita difficile e costringendole a rientrare nei ranghi con i soli strumenti della legalità. Resta inteso che il primo presupposto perché si diffonda quel coraggio civile che oggi manca è una maggiore fiducia nelle istituzioni deputate a far rispettare le regole e a tutelare i cittadini onesti.
Quanto al secondo punto, quello relativo al nostro ruolo di consumatori e utenti responsabili, in Campania pił che altrove, č indispensabile che chi va a fare la spesa prima di ogni altra cosa valuti quale impatto avrà il suo acquisto sull'ambiente: dobbiamo imparare (e alla svelta, altri lo fanno da decenni) a preferire il prodotto con l'imballaggio più leggero (perché il cartoncino insieme allo jogurt? A che serve la vaschetta se il prosciutto è ben impacchettato? Sono proprio indispensabili tre strati d'imballaggio attorno a dieci merendine?) quello che ha richiesto il trasporto pił breve per raggiungere lo scaffale (Perché comprare acqua lucana se il supermercato mi offre ottime acque campane? E comunque, perché mai comprare acqua?), quello ottenuto con processi meno inquinanti o distruttivi, (comprare poco tonno – è in via d'estinzione – ma scegliere senz'altro quello pescato con metodi che risparmiano i delfini), quello che adotta tecnologie a ridotto impatto ambientale, quello realizzato dal produttore che fa del consumo etico ed ecosostenibile un punto irrinunciabile. E naturalmente noi cittadini campani dobbiamo fare rigorosamente la raccolta differenziata, evitare di tenere gli elettrodomestici in stand-by, portare l'auto a lavare il meno possibile (leggi mai), in una parola evitare ogni spreco. Solo così possiamo fare in modo che la sconfitta della Campania risulti più leggera o che addirittura, con uno dei soliti miracoli italiani, si trasformi tutto d'un tratto in un successo all'ultimo secondo.
Il Piave di Pianura

La gente murmuriava,
arrevutandosi al passaggio
dei primi fanti mmiez' a 'sta munnezza;
l'esercito marciava
per raggiungere Pianura
per coglier la inimica spazzatura...
Muti passaron quella notte i fanti:
nasi otturati e tutti con i guanti!
S'udivan intanto in quella calda sera,
miasmi, vaticini di colera.
Sempre piu' forte si faceva quella brezza ,
Pianura mormorò:
«Purtateve 'a munnezza!»







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