Déjà vu

Il Partito democratico come cavallo di battaglia per la prossima tornata elettorale sembra voler puntare alla lotta contro la precarietà del lavoro, a favore della stabilizzazione dei posti di lavoro e dell'innalzamento dei salari minimi. Mi sembra una battaglia commendevole che, tuttavia, va nella direzione opposta alle decisioni prese dal centrosinistra appena qualche anno addietro. Sembra preistoria, eppure sono passati appena una decina di anni da quando con la privatizzazione della Telecom ad opera del ragionier Colaninno -padre di Matteo, giovane promessa del partito democratico ed esponente del nuovo che avanza- si resero precarie alcune decine di migliaia di posti di lavoro, fino ad allora considerati tra i piu' ambiti, grazie al massiccio ricorso all'esternalizzazione di molte funzioni aziendali e al ricorso al cosiddetto outsourcing. In quei tempi il Manifesto parlò della creazione dei lavoratori "usa e getta", Bertinotti rincalzò dicendo che si trattava di una "vergogna" che metteva a rischio molti posti di lavoro e si faceva da battistrada a quella che in seguito sarebbe diventata la norma nel mondo del lavoro: la precarietà e la disoccupazione.
A distanza di quasi dieci anni gli effetti dell'azione dei capitani coraggiosi, come all'epoca con somma ironia furono definiti gli artefici della scalata alla Telecom, fanno rimpiangere i bei tempi andati del capitalismo familiare e del capitalismo di Stato sostenuto dai BOT people.




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