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    Garda land ...e poi muori!

    di Bamboccione (30/07/2008 - 16:24)

    C'è da augurarsi che la sorte di Alessandro Fasoli, precario lavoratore stagionale a Gardaland, non susciterà le compassionevoli querimonie cui siamo da tempo assuefatti, ma aiuterà la coscienza della gente a svegliarsi dal torpore nel quale è caduta da ormai troppo tempo. Un briciolo d'indignazione per la violazione della dignità umana, continuamente offesa dalla mistica della produttività - una nuova religione della quale francamente nessuno sentiva il bisogno - sarebbe necessario. La colpa di questa ennesima morte sul lavoro probabilmente è imputabile non soltanto alla specifica azienda, ma a tutti noi; è collettiva, e deriva da quella assoluta mancanza di rispetto per la dignità umana e per i lavoratori che sta affossando rapidamente le conquiste sociali degli anni '70 che vennero riconosciute nello Statuto dei lavoratori, un documento che oggigiorno - come hanno fatto credere a molti citrulli, tra  cui gli stessi lavoratori - sembrerebbe datato, quasi un ciclostilato scritto da una conventicola di sovversivi.
    C'è ancora un' immane falsità da combattere con tutte le nostre forze, ed è l'abitudine di additare come causa delle morti bianche il mancato rispetto delle procedure. Il mancato rispetto delle procedure di sicurezza è sempre di piu' il capro espiatorio e la giustificazione "ex ante et omnibus", perchè "it makes sense" (è ragionevole,ha senso) come direbbe un beffardo amico inglese. In realtà è solo un pieno di senso che nasconde un vuoto di sostanza. Ci rendiamo conto che qualsiasi attività umana, per quanto irreggimentata in una procedura, lascera' sempre spazio a quel minimo di discrezionalità e di buon senso indispensabile per non intralciare la produzione? Quante volte comandanti di aerei, navi, macchinisti hanno messo in atto comportamenti che solo dopo sarebbero stati codificati nei manuali della sicurezza! E poi non lo sappiamo che a volte la pedissequa osservanza della procedura cela in realtà uno sciopero bianco? E' chiaro che le procedure spesso vanno ponderate con quel "granum salis" che, per forza di cose, manca quando si è in uno stato di soggezione psicologica e di precarietà di diritti e si è anche timorosi di incorrere nelle ire dei "produttivisti" tra i quali, in genere, allignano quelli che non lavorano proprio e sono tali "iuris et de iure" perchè pur non avendo titolo criticano sempre e comunque gli altri. 
    Alessandro avrà fatto né piu' né meno di quello che gli è stato chiesto di fare, anzi avrà fatto di piu' perchè sperava in una riconferma del contratto.

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