Febbraio 2008

DLMM GVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

I miei links preferiti

    Diffondi i contenuti

    Condividi i contenuti

    De.licio.us
    Archivio Febbraio 2008
    Pagine:

    Déjà vu

    di Bamboccione (29/02/2008 - 16:23)

    Il Partito democratico come cavallo di battaglia per la prossima tornata elettorale sembra voler puntare alla lotta contro la precarietà del lavoro, a favore della stabilizzazione dei posti di lavoro e dell'innalzamento dei  salari minimi. Mi sembra una battaglia commendevole che, tuttavia, va nella direzione opposta alle decisioni prese dal centrosinistra appena qualche anno addietro. Sembra preistoria, eppure sono passati appena una decina di anni da quando con la privatizzazione della Telecom ad opera del ragionier Colaninno -padre di Matteo, giovane promessa del partito democratico ed esponente del nuovo che avanza- si resero precarie alcune decine di migliaia di posti di lavoro, fino ad allora considerati tra i piu' ambiti, grazie al massiccio ricorso all'esternalizzazione di molte funzioni aziendali e al ricorso al cosiddetto outsourcing. In quei tempi il Manifesto parlò della creazione dei lavoratori "usa e getta", Bertinotti rincalzò dicendo che si trattava di una "vergogna" che metteva a rischio molti posti di lavoro e si faceva da battistrada a quella che in seguito sarebbe diventata la norma nel mondo del lavoro: la precarietà e la disoccupazione.
    A distanza di quasi dieci anni gli effetti dell'azione dei capitani coraggiosi, come all'epoca con somma ironia furono definiti gli artefici della scalata alla Telecom, fanno rimpiangere i bei tempi andati del capitalismo familiare e del capitalismo di Stato sostenuto dai BOT people.

    Inoltre, insieme ai lavoratori quel mondo lo ripiangono anche i piccoli risparmiatori che avendo investito i propri risparmi in Telecom, dopo aver incautamente abbandonato il sicuro titolo di Stato- si ritroverebbero a distanza di quasi 10 anni con una perdita dell'80% circa sull'investimento iniziale (il calcolo è approssimativo e si basa sul confronto della quotazione di 9 euro per azione di allora con gli 1,70 euro circa di adesso (ci sarebbero da considerare fusioni scissioni dividendi, perdite implicite ecc. ecc. ma alla fine la sostanza non cambierebbe di molto). Insomma, c'è da rimpiangere il "piccolo mondo antico" fatto dal capitalismo familiare che il nuovo di allora andava a rimpiazzare.
    Non c'è niente da fare, in Italia si stava sempre meglio quando si stava peggio.

    Vota questo post