"Mastella Salvi". C'รจ vita al Sud oltre Mastella?

Come i lettori avranno potuto constatare, il blog non ha una linea editoriale precisa; esso è piuttosto una bacheca di opinioni, critiche ma non diffamatorie, ed è anche un luogo di confronto. E' vero che tra chi scrive i contributi c'è una certa affinità di pensiero pero' non sempre c'è identità di vedute. Per esempio, a proposito di Clemente Mastella chi scrive, cittadino del profondo SUD, non saprebbe usare toni icastici e sferzanti cosi' come non indulgerebbe a cuor leggero al furore iconoclasta contro il Sannita e contro quella specie di politica di cui egli è eponimo: il mastellismo. Ci vuole ben altro per indignare un cittadino del Sud! E la soglia di tolleranza è alta, altissima: raggiunge vette sublimi che nemmeno il Papa con la sua enciclica "Spe salvi" ha lontanamente immaginato. Figuriamoci! Lui che viene dalla profonda Baviera, regione con bassissima soglia di tolleranza nei confronti del disordine sociale e del disagio civile, pensa che solo la speranza cristiana possa salvare. I cittadini del Sud, da tempo immemore, hanno perso persino quella!
In effetti da queste parti sull'iconoclastia e sul furore rinnovatore e palingenetico degli epigoni si sono fondati altrettanti regni che in seguito hanno superato per immoralità e impudicizia - di cui la munnezza è il dato fenomenico epidermico - gli oggetti dei loro strali. Cerco di spiegarmi meglio. A Napoli dal dopoguerra ad oggi le nuove fortune politiche si sono costruite sulla demolizione sistematica dell'immagine e dell'operato dei predecessori, che sono stati additati di volta in volta come il male assoluto, come un corpo estraneo al tessuto sociale "fondamentalmente sano" sul quale si erano innestati come un bubbone da estirpare. Cosi' al Laurismo, divenuto sinonimo di deriva populistica, si sono succedute amministrazioni di sinistra come quella di Valenzi, anch'essa passata alla storia come periodo di sprechi clientelari e di inefficienza amministrativa (basti ricordare la definizione di "banda del buco"); poi il tanto criticato periodo del "pomicinismo" (dal cognome del ministro Pomicino), neologismo al cui conio Bassolino deve gran parte delle sue fortune politiche, insieme all'altra espressione , di sicura presa sull'immaginario collettivo, di "gente onèsta". Ora anche il bassolinismo è al tramonto e l'attitudine dispregiativa di cui Bassolino ha dato prova nei confronti degli avversari politici e predecessori si appunta con altrettanta virulenza sulla sua carriera politica e sulla sua stessa persona. Niente di piu' probabile che il bassolinismo passerà alla storia come un periodo persino peggiore dei precedenti che egli aveva tanto aspramente criticato .
Qual è dunque il nuovo male assoluto della politica italiana dei nostri giorni? Il mastellismo ? Chi scrive è fermamente convinto che esso non sia un bene per il paese. Con il mastellismo non si va da nessuna parte perchè giova solo a un ristretto entourage e all'enclave territoriale della repubblica di Ceppalonia. Chi ne è fuori è fregato. E' il modo familistico e clientelare di approcciare i problemi che ormai non porta piu' da nessuna parte. Bisognerebbe prender atto che esiste un bene collettivo anche al di là del proprio collegio elettorale e che non si possono piu' risolvere i problemi escogitando soluzioni ad personam, e cio' non per indulgere a un facile moralismo, ma semplicemente perchè il bacino dei beneficiari sarebbe cosa esigua rispetto al numero degli scontenti, anche se le persone grate a Sua Mastelà sono veramente tante.
E' arrivato dunque il momento di liberarsi di Mastella e creare una società piu' buona, giusta e meritocratica? Il SUD puo' fare a meno di Mastella? I wish it could! Ma chi ci crede ignora la realtà del meridione e il suo tessuto sociale, ne ignora la rissosità e l'inconcludenza che paralizzano l'economia e l'amministrazione, ignora la sua maledizione da re Mida: quella di trasformare in munnezza tutte le occasioni che gli si presentano. Ignora che la inconcludenza e la litigiosità permeano ogni aspetto della vita sociale rendendo estremamente difficile persino l'accordo in un condominio sulla riparazione di una colonna fecale.
Pertanto in Bamboccioni qualche volta si rifletterà sul ruolo dei vicerè succedutisi nel regno di Napoli (Lauro,Pomicino,Bassolino,Mastella) con lo stesso sguardo con cui usualmente un napoletano indugia sulle statue dei re alloggiate nelle nicchie del Palazzo reale a piazza del Plebiscito, cercando di collocarli in una prospettiva temporale senza domandarsi se il re normanno fosse persona migliore dell' aragonese o dell'angioino o del borbonico. Ci vorrebbe troppo tempo per capirlo e le energie dei napoletani per forza di cose devon esser spese innanzitutto nel " tira a campà" quotidiano prima di pensare ad altro.



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