Febbraio 2008

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    Archivio Febbraio 2008
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    Quella spaventosa e rivoltante menzogna chiamata napoletanità

    di Bamboccione (04/02/2008 - 12:13)

    Rinuncio alla napoletanità!
    di Vesuvio Mon Amour (pseudonimo dell'amico che ci scrive)

    È con un certo sollievo che sottoscrivo qui la mia rinuncia piena irrevocabile e definitiva a quella SPAVENTOSA E RIVOLTANTE MENZOGNA CHIAMATA NAPOLETANITÀ. Se è vero, infatti, che tutti i documenti in mio possesso congiurano contro di me e mi inchiodano a questo lato osceno della mia identità, è anche vero che un uomo può sempre scegliere di ignorare o di rifiutare nella prassi quotidiana gli accidenti che la malasorte gli ha destinati, così come si può vivere tutta la vita minati da una malattia deturpante senza degnarla che di qualche sporadico e distratto pensiero. Così da oggi, pur continuando a viverci per temporanea necessità, considererò Napoli né più né meno che un increscioso incidente che ha deviato sì il corso della mia vita,  ma che non è riuscito a portarla sulla china dove l'aveva spinta, vale a dire quella della gretta brutalità e dell'anarchismo criminale e beota, quella dell'ingordigia bestiale degli arraffoni di palazzo, o quella dell'imbecillità  fatua e rissosa dei masanielli di tutti i giorni. Napoli dunque da oggi sarà l'incidente serio a cui sono sopravvissuto, l'impatto che ha lasciato cicatrici profonde nell'anima e nel corpo, ma che non è riuscito ad appiattirmi l'elettroencefalogramma e che, anzi, mi ha messo dentro la voglia di rifarmi del tempo perduto, così come accade ai convalescenti che non vedono l'ora di saltare giù dal letto e di dimenticare in fretta il male sofferto. Voglio scordarmi da subito di essere concittadino di sedicenti persone per bene che coprono di botte e insulti i pompieri in servizio, voglio che dalla mia persona scompaia ogni traccia che permetta a chicchessia di accomunarmi a gente che insegna ai propri figli il disprezzo di ogni regola e di ogni legge (che non sia quella mafiosa e omertosa della "famiglia"); voglio che si perda in me ogni somiglianza di qualsivoglia genere con i tanti, i troppi che qui derubano, sparano, picchiano, scippano, vandalizzano, imbrattano, bruciano, ecc. come pure sarei felice di non avere più niente in comune con quanti assistono a tali spettacoli senza provarne un incoercibile moto di stomaco; per non dire di certi intellettuali, sempre buoni a buttarla sulla nota di colore, come con tanta tristezza e un pizzico di disgusto ho visto fare nei giorni scorsi a quel gran furbo del signor De Crescenzo.

     Vesuvio Mon Amour

     

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