Archivio Gennaio 2008
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Cannoli siciliani
di Bamboccione (20/01/2008 - 17:27)
Vitti na crozza supra nu cannuni
nun sugnu curiusu e facciu i fatti mia
idda m'arrispunniu cu gran mafiusu
murivi fusu dinti na campani
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
si nni eru troppu prestu li me anni
si nni eru si nni eru e tu sai unni
ora ca sugnu vecchio in chisti suoli
ti vitti in miezzu a tutti sti cannuoli
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
sunatimi sunatimi a lutto
ca lu cannuolo s' ha manciato tutto
si nun lu scunta cca lu su cannuolo
lo scunta allautra vita u mariuolo
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
c'e' nu giardinu ammezu di lu mari
cca' lo spianiamo tuttu cui tratturi
tutti i picciotti vannu a costruiri
puru ai sireni la tirrazz'a mari
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
Cossiga, CSM a orologeria pro Prodi e Mastella?
di Bamboccione (20/01/2008 - 10:01)
«Why not?»
di Giuliana D'Olcese quota rosa di LiberoReporter e aderente a Giornalisti Senza Bavaglio
Sabato 19 gennaio 2008,
Cossiga, già Presidente della Repubblica e Capo del Consiglio Superiore della Magistratura, dichiara a un grande quotidiano: «Ma i primi mafiosi stanno al Csm, sono loro che hanno ammazzato Giovanni Falcone negandogli la Dna e prima sottoponendolo a un interrogatorio. Quel giorno lui uscì dal Csm e venne da me piangendo».
E più avanti: «La politica è trattativa. Alla Disciplinare del Csm non trattano ("se mi condanni questo non ti assolvo quello")? Era così quando ne ero presidente. E credo che oggi sia peggio». Luigi de Magistris però è stato trasferito - fa notare il giornalista che lo intervista - e Cossiga risponde: «Lui ha fatto un'imprudenza. Che facciamo, indaghiamo sul Presidente del Consiglio di sinistra?».
Visti i provvedimenti presi dal Csm sul magistrato Luigi de Magistris proprio nei giorni del "Mastellopoligate", che, fa intuire Cossiga, hanno tutta l'aria di essere provvedimenti "a orologeria", gli italiani si chiedono: Ma se indagare sul Presidente del Consiglio di sinistra Prodi e sul suo Ministro della Giustizia Mastella è stata solo ''un'imprudenza'' (un'ingenuità politica che fa solo onore a de Magistris ndr) perchè alla magistratura ordinaria, quindi al Pm de Magistris, non è concesso indagare su un Presidente del Consiglio e su un suo ministro?
E' in seguito alle pressioni e alla denuncia di Mastella che a de Magistris prima è stata sottratta l'inchiesta «Why not» ed è proprio in seguito alla stessa che poi il Csm con azione disciplinare non solo gli ha inibito la funzione di Pubblico Ministero sottraendogliela per sempre ma decretandone il futuro trasferimento da Catanzaro ad altra sede. Quindi, dato che anche l'ex Pm di Tangentopoli Di Pietro dice: «Come ho fatto io, ci si difende nei processi, non dai processi. Si va dal magistrato e si espongono i fatti», perchè inibire ad un Pm, a un magistrato, di indagare Prodi e Mastella? Why not?
In America, nazione democratica a prova di bomba, hanno indagato, e fatto dimettere, il Presidente Nixon. Chi sono Prodi e Mastella quindi?
E facendo tutto questo casino su de Magistris, quali interessi, cosa si vuole nascondere? Il dubbio del Paese è legittimo.
Non si può non essere solidali e d'accordo con de Magistris quando dice: «Questo è un messaggio devastante per i colleghi che verranno. E poi, perchè un processo così veloce, sommario, contro di me? Quel che più inquieta è che la Disciplinare sia intervenuta su inchieste ancora in fase di indagine preliminare. Cose che a Milano non si sono mai viste: Borrelli quando gli ispettori del ministero gli andarono a chiedere i fascicoli li denunciò e li fermò».
Domanda: come mai ne' Csm ne' Associazione Nazionale dei Magistrati si sono mai allertati ne' hanno mai emesso provvedimenti disciplinari sui magistrati che hanno indagato sul Presidente del Consiglio di destra Berlusconi nè sui magistrati che lo fanno ora che è capo dell'opposizione? Why not?
Queste sono domande a cui dare risposte. Sono domande che pone l'intero Paese. Domande a cui vanno date precise risposte.
Nel corso dell'intervista il giornalista chiede a Cossiga: «Perchè accusa di eversione Anm e Csm?».
Già, questo dell'eversione di Anm e Csm è un vecchio pallino di Cossiga il quale, tra l'altro, inoltrò al Senato un disegno di legge in cui per esercitare la funzione di magistrato si richiedeva "Il test di idoneità psichica e attitudinale". Ddl che è interamente su www.virusilgiornaleonline.com
Alla luce di quanto scritto dalla Federazione Nazionale della Stampa, dai giornalisti di Senza Bavaglio e dall'Unione Nazionale Cronisti Italiani riportato qua da Giornalisti Senza Bavaglio, gruppo a cui partecipo, non può sfuggire quanto sia grave, e confusionale, lo stato in cui versano le istituzioni per un verso, e l'informazione per un altro.
APCOM/Una perquisizione che puzza di bavaglio (da FNSI)
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/4bf516054ffd5c38?hl=itData: Gio 17 Gen 2008 15:25 - Da: "Senza Bavaglio"
Adesso basta, basta e basta. L'ennesima perquisizione, stavolta ai danni della redazione romana dell'agenzia di stampa Apcom, ha dell'inaudito.
Stanotte, infatti, carabinieri del comando provinciale di Caserta sono venuti nella Capitale ed hanno bloccato il lavoro della redazione per oltre due ore su ordine del Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che guida le indagini sull'Udeur in Campania.
La Procura ha invitato, inoltre, il caporedattore del servizio politico a comparire negli uffici di Santa Maria Capua Vetere questa mattina stessa come persona informata dei fatti. Ci sembra che ormai esista un vero e proprio corto circuito tra chi fa informazione ed una parte predominante della magistratura.
Il sistema dei media non può essere sottoposto a comportamenti che sembrano essere frutto di problemi interni ad alcune procure.
Ricordiamo con forza e con orgoglio che il compito di chi fa informazione è quello di dare le notizie da qualunque parte queste arrivino per il diritto-dovere costituzionale di informare i cittadini. Vogliamo puntualizzare comunque che la responsabilità non è di chi le pubblica ma, semmai, di chi le fa pervenire al giornalista.
La Fnsi rinnova a questo punto la richiesta, già più volte avanzata, di un incontro urgente con il Vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e con i vertici dell'Associazione nazionale magistrati.
FNSI
Gruppo "Senza Bavaglio"
APCOM/Cari giudici: No al bavaglio (di Senza Bavaglio)
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/05c73c3d39f27bbd?hl=it
Data: Gio 17 Gen 2008 15:29 - Da: "Senza Bavaglio"
Dopo l'assurda perquisizione, ai colleghi di ApCom va la più completa solidarietà di Senza Bavaglio. Ai magistrati ricordiamo il nostro slogan che in questi casi diventa una bandiera: "Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda" (Horacio Verbitsky). Vi promettiamo che con queste parole martelleremo politica e magistratura.
Senza Bavaglio
APCOM/Cronisti vittime dei potenti (da UNCI)
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/2d5a3348078e44a5?hl=itData: Gio 17 Gen 2008 15:36 - Da: "Senza Bavaglio"
CRONISTI VITTIME DELLO SCONTRO POLITICO TRA I POTENTI
Come sempre, quando i potenti si scontrano tra loro si sfogano contro i cronisti. Lo schema consueto si sta ripetendo in queste ore con i provvedimenti giudiziari contro Giovanni Tortorolo, caporedattore del servizio politico della agenzia ApCom. Il ruolo professionale esclude che Tortorolo frequenti il Tribunale di S. Maria Capua Vetere che ha disposto gli arresti domiciliari per Sandra Lonardo, moglie del ministro Clemente Mastella, e indaga lo stesso Mastella e molti esponenti dell'Udeur. Il collega, quindi, non ha appreso la notizia da magistrati, cancellieri, esponenti delle forze di polizia, avvocati. Con grande probabilità l'ha appresa in ambienti politici dove la notizia girava e veniva adoperata per le consuete manovre di potere.
I provvedimenti della magistratura - che non ha avuto nulla da eccepire quando la signora Lonardo è stata definita dal marito "ostaggio" in un Aula del Parlamento - contro Tortorolo, sono gli stessi che magistrati di tutte le Procure adottano contro i cronisti che svolgono il lavoro al quale sono tenuti dalla legge professionale e dalla Costituzione: scoprire le notizie, verificarle, riferirle ai cittadini. Un compito e un dovere che i giornalisti italiani svolgono e continueranno a svolgere nonostante tutti i tentativi di farli tacere.
Unione Nazionale Cronisti Italiani
Italia.it chiude. Progetto da 45 milioni di euro
di Bamboccione (19/01/2008 - 15:22)

Turisti disorientati
Turista smarrito
bat..Laif is nau!
Mastellopoligate: Why not?
di Bamboccione (18/01/2008 - 11:24)
A monnezza campana monnezza e mezza parlamentar ceppalonica
Editoriale di Giuliana D'Olcese
L'applauso bipartisan
Penoso, immorale, mafioso, e inaccettabile dagli italiani, lo spettacolo del Parlamento, di destra e di sinistra, che ha applaudito, sbracciandosi dai banchi, il discorso del Ministro della Giustizia contro la magistratura quando ancora governo, maggioranza e opposizione non erano a conoscenza che, assieme a sua moglie e a 23 esponenti dell'UDEUR campano, compreso un Prefetto, un sindaco e una serie di alti amministatori campani, era indagato lo stesso Ministro della Giustizia.
Penoso, allarmante ed inquietante lo spettacolo e la conferma dell'asservimento politico dei Tg di Stato, e non di Stato, Tg che dalla mattina, fino alle edizioni delle 18 e delle 19 mandavano in onda con enfasi le notizie e gli applausi bipartisan tributati dal Parlamento al Ministro indagato. Applausi bipartisan che i Tg, via via che le notizie arrivavano, erano costretti, loro malgrado, a smorzare fino a farli scomparire dall'audio e dal video.
Spettacolo Tv davvero penoso, degradante per l'informazione televisiva.
Penosa, infine, la conferenza stampa tenuta questa mattina dall'ex Ministro della Giustizia Mastella. Non di una conferenza stampa si è trattato ma di un comizio elettorale di partito. Quando mai, infatti, si odono applausi a scena aperta ad ogni passaggio di chi ha convocato una conferenze stampa?
Alle conferenze stampa partecipano giornalisti delle agenzie di stampa e inviati delle testate giornalistiche, non militanti di partito, simpatizzanti e aficionados.
O, vista e udita la clac presente e plaudente, si voleva far credere che tutta l'informazione stampa e Tv è al servizio e milita, entusiasta, per il Mastella'sgate?
Sul penoso, immorale, mafioso, inaccettabile spettacolo dato ieri da governo, maggioranza e opposizione esemplari gli editoriali di oggi di Riccardo Berenghi, su La Stampa, e di Stefano Folli su Il Sole 24Ore.
Che dopo Tangentopoli sia la volta di Mastellopoli e del Mastella'sgate? Why not?
Perder la poltrona
di Bamboccione (16/01/2008 - 23:18)

E adesso io vado via
voglio restare solo
con la Sandrona mia
volare nel suo cielo
non chiesi mai chi era
perchè chiamasse te
a te che fino a ieri
eri moglie e nu rre!
Perdere l'onore
per un cellulare
quando da Afragola
un cravunaro fa incazzare
rischi di impazzire
cominci a iastemmare
Perder la poltrona
E avere voglia di morire
Lasciami gridare
steso sul mio letto
Diverrann sassate
Tutti i sogni
in gabinetto
Li farò cadere ad uno ad uno
forse è un torcimento d'intestino
ma non son Cirino
Comunque ti capisco
e ammetto che approvavo
facevi le tue scelte
e lui cosa voleva
e adesso che rimane
di tutto il tempo insieme
un uomo pien di sòle
che ci ha scassato il pene (licenza poetica)
Perder la poltrona
quando si fa sera
quando un furbacchione
rompe l’UDEUR tutta intera
provi a ragionare
su stu die fetente
fino a che ti accorgi
che tu non sei piu’ Clemente
E vorresti urlare
soffocare il cielo
prendere a capate mille volte
Don Antonio
rompergli la testa per benino
Dire è stato un colpo bassolino
come a Pomicino
Perder la poltrona
maledetta ASL
che raccoglie i conti
di gestioni immaginarie
pensi che domani
è un'ASL nuova
ma ripeti non me l'aspettavo
non me l'aspettavo
Bamboccioni dice no all'antimastellismo di maniera!
di Bamboccione (16/01/2008 - 18:34)
Difensor Fidei et familiae (cattolico e apostolico)....
romano..
PS
Ricevo e pubblico alcune riflessioni da amici ..
Enzo: Chi non è del Sud fa meglio a tacere perchè a Sud la politica si è sempre fatta cosi' e non cambierà certamente nei tribunali.
Gennaro:
Chi vo' male a Mastellon'
o è nu strunz'
o è pruvulone!
Welfare. Marco Biagi, l'anima del Comitato e della Tavola rotonda
di Bamboccione (16/01/2008 - 17:06)
Welfare. Marco Biagi, l'anima del Comitato e della Tavola rotonda
di Giuliano Cazzola
Intervista a Giuliano Cazzola di Giuliana D'Olcese per LiberoReporter

A sostegno di quanto hanno scritto lunedì 14, e martedì 15 Gennaio 2008 sul Corsera il giusvalorista Pietro Ichino, di centrosinistra, e l'ex sottosegreario al Lavoro del
Governo Berlusconi, Maurizio Sacconi di Alleanza Nazionale, sui giovani, sul precariato e sulla riforma dell'Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, aggiungo il parere e la testimonianza di Giuliano Cazzola esperto di sistemi contributivi e pensionistici.
Novembre 2007.
LiberoReporter ha chiesto a Giuliano Cazzola, il maggior esperto italiano di sistemi contributivi e pensionistici, ascoltato consulente del lavoro e opinionista economico delle maggiori testate giornalistiche italiane, le ragioni che lo hanno animato nel fondare il «Comitato per l'attuazione della legge Biagi» di cui è Presidente ed a cui hanno aderito noti economisti, come il giusvalorista Pietro Ichino, l'ex Senatore della Quercia Franco Debenedetti, ex ministri e sottosegretari del Lavoro e dell'Economia come Maurizio Sacconi di AN e Renato Brunetta di FI, parlamentari come Nicola Rossi dei DS, Antonio Polito della Margherita, il diniano Natale D'amico, Pierferdinando Casini dell'Udc, Lanfranco Turci già Presidente delle Coop e il Radicale Daniele Capezzone della Rosa nel pugno, Roberto Maroni della Lega Nord, Fabrizio Cicchitto coordinatore di FI, Marco Pannella dei Radicali e Maurizio Gasparri già ministro delle Comunicazioni tutti promotori della manifestazione tenutasi a Roma al Cinema Capranica il 20 ottobre in concomitanza con la manifestazione della Sinistra estrema contro la legge Biagi ed il Welfare varato dal Governo Prodi.
Al Comitato ed alla tavola rotonda hanno aderito i segretari di Cisl e Uil, esponenti della Confindustria, una nutrita schiera di Associazioni, Movimenti e cittadini di centrodestra e centrosinistra.
Professor Cazzola, nel promuovere la manifestazione sul lavoro e sul welfare quanto avete tenuto conto dei problemi dei giovani?
E quanto agli studi, agli scambi comuni ed alla grande amicizia che la legava al giusvalorista Marco Biagi è dovuta la riuscitissima manifestazione svoltasi al teatro Capranica di Roma e promossa dal Comitato da lei fondato di cui è Presidente?
Un comitato davvero eccezionale. Più trasversale di cosi...
I giovani e il protocollo? Ma non prendiamoci in giro…
Di sicuro c’è solo che saranno i giovani precari a finanziare una controriforma delle pensioni tutta a favore degli anziani. Basta fare i conti. La revisione del c.d. scalone e la normativa a favore dei lavoratori esposti a mansioni usuranti costerà 10 miliardi in un decennio (rispettivamente 7,48 miliardi e 2,52 miliardi). Di questi 3,6 miliardi usciranno dalle tasche dei precari la cui aliquota pensionistica salirà di tre punti in tre anni.
Tre punti che si aggiungono ai sei (ha capito bene? Ho detto sei e tutti in una volta, introdotti con la finanziaria del 2007. In sostanza dal 2007 al 2010 l’aliquota contributiva dei parasubordinati salirà di ben 9 punti per un ammontare complessivo di 4,8 miliardi di euro. Alla faccia di chi pensa ai giovani, ai quali è stata riconosciuta un po’ di contribuzione figurativa in più ed è stata fatta una promessa: che grazie ai maggiori contributi avranno una pensione più elevata (addirittura il 60% dell’ultima retribuzione).
Raccontano che versando maggiori contributi ci saranno in futuro migliori pensioni. In teoria, nel sistema contributivo, è vero. Se non fosse che il sistema rimane a ripartizione: le pensioni di domani saranno pagate grazie ai contributi dei lavoratori attivi di domani, non con le risorse versate oggi che vengono utilizzate d’acchito per finanziare le pensioni in essere oggi. Pertanto chi versa oggi ottiene in cambio una promessa di futura pensione che sarà mantenuta o meno dai contribuenti di domani. Ecco perché ai danni dei collaboratori si è consumata un’operazione sostanzialmente iniqua, ancorché ammantata di <carità pelosa>. Nessuna spiegazione, se non quella di <fare cassa>, può essere data all'incremento fino al 26% dell'aliquota dei collaboratori che svolgono in via esclusiva tale attività (i parasubordinati già pensionati e quelli che sono iscritti anche ad altra e prevalente cassa previdenziale vengono portati al 17%). La gestione di questa categoria di lavoratori è in attivo, nel 2006, per 5,8 miliardi di euro e, negli ultimi dieci anni ha distribuito 33 miliardi di euro (quasi l'equivalente della manovra di bilancio di cui si discute) alle gestioni in rosso dell'Inps. In precedenza, i collaboratori privi di altra copertura assicurativa versavano la medesima aliquota dei commercianti (nel 2006, il 17,70% a cui va aggiunto lo 0,50% a copertura di altre prestazioni); i pensionati si fermavano al 15% mentre quanti svolgono un’altra attività (solitamente principale) e godono della relativa copertura previdenziale erano ancorati al prelievo del 10% iniziale.
Secondo un recente studio dell’Inps (relativo ai soli iscritti che risultino anche contribuenti) erano poco più di un milione coloro che, nel 2004 (i dati si fermano qui ma il trend non è mutato), svolgevano un'attività di collaborazione a titolo esclusivo, 135mila i pensionati che continuavano a lavorare come cococo e 334mila circa i collaboratori altrimenti occupati. L’incremento dei contributi creerà problemi critici, quanto ai possibili effetti, per gli appartenenti alla prima categoria di parasubordinati, che costituiscono, in generale, il segmento più debole del mercato del lavoro, il cui reddito medio (sempre secondo lo studio dell’Inps) era pari 14.300 euro nel 2004, con forti sperequazioni territoriali e di genere. Una flessione dei collaboratori contribuenti si era già verificata negli ultimi anni. Il fenomeno è da correlare - secondo l’Inps - proprio al notevole aumento dell’aliquota contributiva per i lavoratori senza altra attività. La contrazione del loro numero ha interessato le categorie più deboli: oltre il 70% delle collaborazioni perdute ha riguardato le donne e per quasi i tre-quarti si è trattato di ragazze e ragazzi con meno di 29 anni di età.
Ma è soprattutto sul terreno dell’equità che l’incremento realizzato sembra discutibile e dettato solamente dall’esigenza di fare cassa a scapito di lavoratori privi di santi in Paradiso. La gestione dei parasubordinati è il forziere dell’Inps. Degli enormi avanzi di gestione, i parasubordinati non potranno avvalersi, quando, tra qualche decennio, la loro cassa, divenuta matura, comincerà ad erogare le pensioni e a spendere. Aumentare l’aliquota contributiva per questa gestione significa non solo gravare su magri redditi, ma gonfiare ancor più un avanzo che sarà dirottato a tappare i buchi del lavoro dipendente e (soprattutto) autonomo.
Quale valutazione dà del governo Prodi sul tema delle politiche per il lavoro, anche alla luce della Finanziaria 2008?
Come ho già detto, il Governo Prodi sostiene che l’aumento dell’aliquota sarà fatto nell’interesse dei collaboratori, visto che, grazie ai maggiori versamenti, essi riceveranno pensioni più elevate. Il fatto è che tale obiettivo poteva essere perseguito in un modo meno oneroso: trattando, cioè, i collaboratori in via esclusiva come, nel 1996, fu disposto per i lavoratori autonomi in regime contributivo (ai quali fu riconosciuto da subito un accredito del 20% ancorchè cominciassero a versare solo il 15%). In sostanza, se si volevano migliorare le pensioni future dei co.co.co. la strada era semplice: bastava <sparigliare> l’aliquota di finanziamento da quella di accredito.
La seconda poteva salire, fin dal 2007, al 25%, concorrendo a formare, così, un montante contributivo più robusto. La prima aliquota poteva proseguire, invece, nel suo graduale e progressivo incremento di uno 0,50% l’anno. Così almeno i collaboratori (e i giovani) avrebbero potuto consumare in proprio, per qualche tempo, le risorse da loro stessi accumulate e generosamente (ed inconsapevolmente) distribuite.
Occorrerebbe una nuova scelta strategica: quella di affidare la tutela previdenziale delle generazioni future ad un mix di previdenza obbligatoria, finanziata a ripartizione (il c.d. primo pilastro basato sul principio della solidarietà intergenerazionale) e di previdenza privata a capitalizzazione (il secondo pilastro dove ciascuno <pensa per sé>) corrisponde ad un’esigenza strategica di fondo. Il problema, allora, è quello di impostare, con equilibrio, un sistema misto, rivolto, quanto meno, ad operare sia sul piano della finanza pubblica, sia su quello dei mercati finanziari. Una sinergia virtuosa, dunque. La quota pubblica della pensione riuscirebbe ad alleggerire il proprio impegno, in vista della crescente “crisi fiscale” degli Stati e dei rivolgimenti nella struttura sociale sottostante. Quella privata potrebbe contare su di una garanzia di base, utile nel momento in cui il residuo trattamento viene conseguito misurandosi con “gli spiriti animali” del mercato. E’ molto più conveniente, anche ai fini della tutela dei lavoratori, fare affidamento su di una strategia che ripartisca il rischio-pensioni in parte sul sistema pubblico riformato ed in parte su di una quota a capitalizzazione individuale, costituita di investimenti e rendimenti veri.
Il ragionamento è di una semplicità elementare. Mettiamo di avere a disposizione una somma di denaro. Se la spendiamo subito non resta nulla (salvo i beni di consumo eventualmente acquistati). Se, al contrario, investiamo le nostre risorse, con accortezza e professionalità, possiamo sperare di incrementarne il valore iniziale, conformemente ai rendimenti realizzati. Nel frattempo, il gruzzolo ha “viaggiato” nell’economia reale, ha prodotto ricchezza e lavoro. Attraverso un immaginario, grande pantografo possiamo trasferire l’esempio agli imponenti meccanismi dei sistemi pensionistici e spiegare, così, gli effetti dei metodi di finanziamento.
Con la ripartizione, si impiegano gli apporti dei lavoratori attivi per pagare le pensioni vigenti, mediante una catena di sant’Antonio di cui lo Stato è garante e che inanella, nel tempo, le diverse generazioni, inducendole a un comportamento forzosamente solidale.
Con la capitalizzazione, invece, ognuno è padrone del proprio destino pensionistico: la sua prestazione, al momento dell’uscita dal mercato del lavoro, sarà determinata dal montante accantonato e dai relativi interessi. Nella ripartizione sono, dunque, altri (gli attivi) a sostenere l’onere della solidarietà; nella capitalizzazione ognuno provvede per sé, ma il suo risparmio previdenziale per lunghi decenni è al servizio del bene collettivo.
Certo per aderire ad una forma di previdenza complementare i giovani precari, che non hanno neppure il tfr, non dispongono di risorse sufficienti. Bisognerebbe allora consentire loro di dirottare (la tecnica si chiama opting out) alcuni punti di contribuzione obbligatoria alla previdenza privata.
L'idea è nata per mettere in campo un'iniziativa alternativa a quella della sinistra reazionaria. Certo, la loro è stata una prova di forza molto superiore alla nostra.
Loro si giocavano una partita all'interno della sinistra. Hanno risorse, appoggi sindacali. Esibiscono i muscoli. Noi cerchiamo di usare il cervello, e siamo il punto di riferimento di gran parte di quelle forze politiche e sindacali che, a prescindere dallo schieramento di appartenza, stanno dalla parte dell'innovazione e del cambiamento del mercato del lavoro. Noi difendiamo tutta la legislazione innovativa: dal Pacchetto Treu del 1997 alla legge Biagi del 2003.
A Libero Reporter piacerebbe che tornasse sull'argomento del "precariato", parola d'ordine spesso usata a sproposito: chi sono oggi i veri "precari"?
E soprattutto quali sono le responsabilità della legge Biagi su questo terreno?
Molto interessanti quei due documenti illustrati da uno della Cgil e l'altro delle Br: li può ricordare?
A considerare le statistiche la parte più consistente è quella del lavoro dipendente a termine che nel 2006 erano 2.222.000 (2.300.000 circa nel 2007).
I Contratti a termine sono regolati da un decreto legislativo del 2001 che ha recepito, attraverso un avviso comune delle parti sociali, una direttiva europea.
La legge Biagi non ha quindi nessuna responsabilità. Il medesimo rilievo vale per le collaborazioni (stimate in 404.000). La legge Biagi ha cercato di colpire le collaborazioni fasulle, stabilendo che esse siano trasformate in contratti a tempo indeterminato. Poi ci sono i prestatori occasionali (93.000) e gli autonomi con partita IVA (365.000). In Italia gli occupati sono quasi 23 milioni.
Grazie Professor Cazzola, LiberoReporter si augura di ospitare ancora le sue tesi ed i suoi chiarimenti su una materia tanto controversa e di cui, a dire la verità, gli italiani vengono informati in modo assai di parte, ideologico e confuso.
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