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    "Nelle logge con vista sui colli Euganei chiacchieravamo dei sottoboschi .."

    di Bamboccione (10/03/2009 - 17:41)

    Villa dei Vescovi, un'osmosi continua»dice Giuliana D'Olcese, già Olcese, passeggiando tra i Colli Euganei che avvolgono la splendida creatura cui ha ridato vita nel 1962, la Villa dei Vescovi, Primo Premio nel mondo per l'anno 1968 per il miglior restauro e arredo di un Monumento d'Arte.
    Scriveva La Repubblica Venerdì 20 Ottobre 2006
    «Acquistata 21anni fa da Giuliana D'Olcese, la villa è stata ceduta al Fai. Una volta restaurata, dal 2007, verrà aperta al pubblico»
    Intervista a Giuliana D'Olcese di Daniela Russo LiberoReporter
      Luvigliano di Torreglia (Padova) - Giovedì 5 Marzo 2009
    «Sì, ha ragione Elisabetta Saccomani, docente di Storia dell'Arte Moderna all'Università di Padova, questa creatura che abbiamo salvato dalla rovina, e che ho abitato per lunghi anni, è realmente una osmosi continua tra la magia che emana questo storico monumento di Giovanni Maria Falconetto ed il fascino del paesaggio incantato dei Colli Euganei. L'intreccio tra paesaggio, interni ed esterni monumentali della Villa dei Vescovi avvolgono in una dimensione magica tutti coloro che girano tra le magnifiche stanze del piano nobile e le logge affrescate dal Sustris, ammirano gli stucchi del Vittoria incastonati tra i timpani delle tre facciate principali e si inoltrano nel gioco architettonico esistente tra i terrazzati e le superbe scalinate, nell'intreccio del brolo con il pozzo in marmo di Verona e i portali monumentali che conducono ai vigneti, ai suoi orti ed al ninfeo disegnati da Andrea della Valle. Via via fino al piano terra con le 'volte a vela' disegnato dal Falconetto assieme al suo allievo diciottenne Andrea Palladio» dice Giuliana D'Olcese che nel 1962, assieme a suo marito Vittorio Olcese, acquistò la Villa dal Vescovo di Padova, Monsignor Bordignon, la restaurò e l'arredò in modo talmente esemplare da meritare, nel 1968, dall'American National Society of Interiors Decorators Foundation, il Primo Premio nel mondo per il miglior restauro ed il miglior arredo di un Monumento d'Arte.
    «Sono molto felice - continua Giuliana D'Olcese ammirando la Villa dall'alto di un colle - che dopo che gli ho dedicato tanto amore, tanta parte della mia vita e dei miei sacrifici, questo splendido monumento avviato ad una nuova fatale decadenza, Vittorio l'abbia donato al FAI realizzando così la decisione comune di lasciarlo in eredità allo Stato o ad una Fondazione come il FAI che, ne sono certa, lo conserverà con l'attenzione e l'amore necessari che avrei avuto io stessa».
    Signora D'Olcese, le è universalmente riconosciuto il fatto che, oltre ad essere già comproprietaria dell'intero complesso monumentale di Villa dei Vescovi, di averla restaurata anche con il mutuo e la supervisione dell'Ente Ville Venete e con il suo celebre gusto interamente arredata e decorata. Come spiega, allora, che ne' il FAI, ne' la presidente Giulia Maria Mozzoni Crespi, non l'abbiano mai citata negli articoli, nei libri, nelle news letter e sul sito internet del FAI?
    E' come se l'avessero cancellata dalla storia della Villa dei Vescovi: Giuliana Olcese? Mai esistita. Eppure tutto il mondo sa che il FAI conosce bene sia lei, sia la grande amicizia che legava lei e Vittorio alla signora Crespi, più volte ospite di entrambi, oltre che a Milano, anche in Villa.
    Non le sembra un po' grottesco? Un noir ottocentesco?
    «Tutto vero. Vede, in quanto allo staff del FAI, fare informazione è un mestiere che non s'improvvisa. E' necessaria una rigorosa deontologia professionale che non tutti seguono o osservano. Indispensabili sono rigore professionale, il documentarsi sui fatti così che la narrazione appaia fedele al modo in cui si sono svolti realmente. Oggi, con l'informazione, il rigore sono in pochi ad esercitarlo, si tira via, non c'è il gusto della ricerca, quindi si rischiano dei gran pasticci. In questo caso, però, basta consultare l'archivio della Conservatoria di Padova e si trova tutta la documentazione dei passaggi di proprietà della Villa».
    E la presidente del FAI?
    «Cosa vuole, Giulia Maria è una persona eccezionale, è l'anima del FAI, ma è gravata da mille responsabilità, da un lavoro davvero incessante. Se dovesse occuparsi anche di comunicati, redazione dei depliants, articoli, internet, news letter e testi dei libri non so se mi spiego... Sono compiti questi che spettano allo staff. Immagino il sangue amaro che si fa Vittorio da lassù; era così orgoglioso, e lo esternava a tutti, del rigore con cui feci restaurare e poi arredai la Villa. E' anche per questo che sono felice di essere intervistata da un giornale nazionale edito a Padova, città che con il Veneto, considero la mia seconda Patria».
    Ma se le cronache de La Repubblica l'hanno indicata come già comproprietaria dei Vescovi - proprietaria effettiva, non in quanto moglie di Olcese - quale ritiene sia il motivo del perseverare nel cancellare la sua persona dalla storia della Villa, nel tacere i fatti clamorosi che la riguardano?
    Eppure il FAI la conosce bene, lei ne è anche socio sostenitore, ha diramato un appello del FAI a favore dei restauri della Villa.
    «Non so cosa pensare, vede, a La Repubblica mi conoscono tutti. Eugenio e Simonetta Scalfari erano nostri amici sin dai tempi in cui, appena sposati, vivevano a Milano. Poi, quando Vittorio fu alla vice presidenza del Consiglio dei ministri nel I° Governo Spadolini, e nel II° vice ministro alla Difesa ed io detti due gran pranzi per lui, ministri e Spadolini compresi, ci siamo felicemente ritrovati tutti a Roma».
    A quel tempo, Vittorio Olcese era al secondo matrimonio?
    «Sì, ma dopo le sfuriate della rottura del nostro matrimonio,eravamo in  rapporti idilliaci. Della prima riconciliazione ne fu artefice proprio la nostra amica Giulia Maria Crespi che assieme a due grandi amici comuni, lo scrittore Gianni Testori e Carlo Ripa di Meana, invitò Vittorio e me nella sua casa di Milano e ci pregò di ritornare assieme perchè, disse, «la nostra città non deve perdere una coppia come siete voi due, noi amici vi vogliamo assieme». E, sul momento di andare via tutti e tre ci infilarono nell'ascensore in modo che rimanessimo da soli. Carlo Ripa di Meana se lo ricorda ancora.
    A Roma, finchè è rimasto in Parlamento - dopodichè lasciò Milano e si stabilì ai Vescovi ove si ammalò - assieme a nostra figlia Carolina ci frequentavamo molto e lui mi raccontava le segrete cose della politica, scandalo della P2 compreso. Andavamo per musei, gallerie d'arte, case dei comuni amici. E ripensavamo e commentavamo gli eventi che mi avevano condotta a cedergli la mia parte di proprietà dei Vescovi ed alle condizioni, non reali, con cui ne fu redatta la scrittura notarile. Condizioni da me accettate pro bono pacis, per chiudere le questioni ereditarie. A quei tempi, il diritto di famiglia non era stato ancora riformato. Trascorso del tempo e ritrovatici a Roma, Vittorio mi diceva con infinita tristezza che Villa dei Vescovi nessuno mai l'avrebbe amata e curata quanto me. E' avviata al declino, mi diceva, il nostro capolavoro devo salvarlo. Non avresti dovuto cedermi la tua metà a quelle condizioni capestro, oggi tutto ciò per me è un'angoscia».
    Circa la donazione il FAI, per anni, ha diffuso notizie contraddittorie. Una volta la donazione era attribuita a Vittorio Olcese, la volta dopo invece alla vedova ed al figlio Pierpaolo, la volta dopo ancora a Vittorio Olcese e così via. Conosce il motivo di questo giallo nel giallo?
    «E' un giallo, infatti. Forse, scambiando esecutori testamentari per donatori, o forse per altri obiettivi, non so.
    Consideri che per il passaggio di proprietà dei Vescovi al FAI, nostra figlia Carolina ha dovuto firmare. E' lì che ha appreso di essere coerede, tra l'altro, della collezione d'arte tra cui erede di uno splendido quadro di Francis Bacon. E tutto ciò con strascichi legali. Quindi, immagino, che se la Villa fosse fosse stata donata dagli eredi del secondo matrimonio non si sarebbe resa necessaria la firma dell'erede del primo. Lapalissiano no?».
    Sua nipote Ilaria de Cesare donerà qualche opera al FAI?
    «No, non più. Sa come sono i giovani, orgogliosi fino al midollo, se gli salta la mosca al naso non sono come noi adulti, pazienti, tolleranti. Credo che donerà opere di Martini al Museo di Brera, a Milano. Ilaria e mia sorella Stella infatti hanno trascorso molti anni a Milano ed ai Vescovi con me, Vittorio e Carolina. Penso che i Martini li donerà a Brera in nostra memoria. La sua famiglia, per Ilaria, è sacra e poi mi è molto affezionata».
    E lei?
    «Intende donazioni al FAI?».
    Daniela Russo

     

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    Ronde: tutti arruolati bandoleri e capinere

    di Bamboccione (23/02/2009 - 18:53)

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    Ebbene sì, io sono una ronda, ronda di terra e del web.
    Vuoi esserlo anche tu? Seguimi
     di Giuliana D'Olcese
    Due vecchie notizie che Stampa e Tv italiane si son ben guardate dal diffondere. E ce' credo che non ne scrivono, con Uolter e Pd come stanno messi...
    Le notizie: Daily Express 20 ottobre 2008, «50 milioni di lavoratori africani stanno per essere invitati in Europa. C'è una congiura per lasciar entrare 50 milioni di africani nell'Unione Europea» http://www.effedieffe.com/content/view/4915/183/
    Quella scomoda verità che nessuno osa dire a proposito di immigrazione e di razzismo http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21521
    I politici che parlano di facile e rapida integrazione, non sanno quello che dicono. «Non volete immigrati? Mandate i figli a lavorare». www.ariannaeditrice.ithttp://www.effedieffe.com/
    Passiamo alle ronde di terra e del web
    Da parte Vaticana e della Cei si ha un bel prendere le distanze dalle dichiarazioni fatte da qualche alto prelato, ma sono prese di distanza tardive, non convicenti, quindi quanto scrivo lo mando a dire anche a Monsignor Marchetto segretario per il Pontificio per i migranti, al Vaticano, alla Cei, ad Avvenire ed a Famiglia cristiana che danno la netta impressione che per compensare le sempre più scarse vocazioni tra cittadini e cittadine dei Paese occidentali soffiano sul fuoco del razzismo e della xenofobia facendo così propaganda tra i Paesi sottosviluppati favorendone l'emigrazione selvaggia verso l'Italia.
    Se io avessi uno zietto o un nonnetto pensionati delle Forze dell'ordine mi sentirei rassicurata dal fatto che, se pur disarmati, veglino sul mio quartiere.
    E voi? Sono sicura di sì. Nessuna persona di buon senso, libera da pregiudizi politico-militonti a senso unico, direbbe no di fronte all'incalzare incessante di delitti, stupri, rapine, violenze sessuali, violenze al patrimonio comune, offese e sfregi ai monumenti d'arte, quartieri e strade insozzate da ogni sorta di rifiuti, di vetri di bottiglie rotte e abbandonate su ogni angolo di strada e su ogni finestra dei piani terra, insediamenti di clandestini, rom e rumeni che delinquono, cartoni, rifiuti ed escrementi umani sparsi ovunque a causa dell'immigrazione selvaggia che in Italia è stata permessa indiscriminatamente negli ultimi anni.
    Ogni città ne è devastata, ogni famiglia, ogni singolo cittadino ne è terrorizzato. Ora anche gli adolescenti vengono stuprati nelle pubbliche vie da extracomunitari e  rumeni per non dire di quelli che per non pagare l'affitto trovano normale ammazzare un italiano, farlo a pezzi, metterlo in una valigia per poi buttarlo in una discarica.
    E voglia a dire che la criminalità è uguale per tutte le nazionalità, questa è una carità pelosa, pro domo voto suo, perchè è provato statisticamente che la stragrande maggioranza dei più efferati delitti sono i rumeni a compierli.
    Avete letto l'articolo di Luca Ricolfi su La Stampa di sabato 21 Febbraio? Leggetelo, e certo è che La Stampa non è un quotidiano di destra. E laico grazie a Dio.
    Questo stato di cose di anarchia ed illegalità totali che ghermiscono e stringono in una morsa delittuosa e di lordume le nostre città lo dobbiamo ai governi centrali e locali "buonisti" che si sono succeduti in Italia. Ma governi "buonisti" -come per es. la Roma di Rutelli e Veltroni- al solo scopo di arraffare extracomunitari e comunitari come propri serbatoi di voti esponendo cittadini, consumatori ed esercizi commerciali ad ogni forma di violenze e di razzie, agli stupri, ai delitti contro il patrimonio pubblico e privato. Che a delinquere siano musi bianchi, neri, gialli, rom o rumeni vanno denunciati, e senza nefaste carità pelose.
    Personalmente mi ritengo una "ronda singol", e se tutti i cittadini dedicassero cinque minuti al giorno al benessere della propria città e del proprio quartiere l'Italia sarebbe un paradiso di legalità. Infatti dall'illegalità che noto girando la città alla criminalità in Rete non ne faccio passare una.
    Dall'insediamento abusivo di clandestini, dall'incuria delle istituzioni locali nel far rispettare leggi e regole, dai posteggiatori abusivi ai rifiuti non asportati dalle municipalizzate, dai tombini otturati alle carcasse di auto, moto e segnaletiche stradali, dalle buche alle lampade che mancano nelle strade fino ai clan malavitosi e mafiosi che svolgono commerci illegali li segnalo tutti via e-mail alle competenti autorità e giornali.
    Basta stare per strada con gli occhi aperti e quando ci si collega inviare le segnalazioni a chi di dovere. Certo, bisogna procurarsi gli indirizzi e-mail di tutti i soggetti interessati ma basta sfogliare l'elenco, telefonare e chiedere l'e-mail del comandante dei vigili, del questore, del sindaco, dell'assessore, del presidente di circoscrizione, dei ministeri di Interno e Giustizia ecc. ecc. ecc.
    Così per combattere il mare di spam commerciale, porno ed altro che riceviamo, denunciare le truffe informatiche ed il phishyng fino alle intercettazioni abusive di cui siamo oggetto. Senza tema di nessuno, neanche di qualche funzionario delle Fd'o corrotto. Per l'illegalità in Rete si fa cosi:
    Procedure, indirizzi di interesse pubblico e Forze dell'ordine a cui girare spam, e-mail fraudolente, phishyng, altro:
    Prendi gli header interni dell'e-mail, ma cosa sono gli header interni? Gli header interni sono la carta di identità del mittente, l'IP.
    E come si fa? Seleziona l'e-mail >tasto destro del mouse >si apre la cartella >vai su proprietà >seleziona il contenuto >copialo >apri l'email >vai sul tasto inoltra >incolla in alto gli header interni copiati.
    Alla voce Received from: copia il numero del secondo o terzo IP, vai su http://www.ripe.net/ripencc/pub-services/db/whois/whois.html, incollalo sulla casella, clicca su Search, copia e incolla sugli header anche l'inetnum fino alla sigla della nazione, >scorrimento e vai fino alla mail abuse del Provider, incollala nel campo A: o To:, aggiungi abuse e postmaster e-mail del proprio Provider, e se trattasi di phishyng, msg fraudolenti, links, virus o allegati infetti aggiungi sos@gat.gdf.it ; poltel.rm@poliziadistato.it ; sostituendo rm con la sigla del proprio capoluogo  phishing@hopone.net ; cams@fraudwatchinternational.com e se provenienti da false Poste italiane aggiungi info@poste.it ; postaff@poste.it
    Con gli attacchi informatici o intercettazioni telematiche, se si è installato un Firewall (oramai consigliato a tutti, grandi e piccini), stessa procedura ma solo per gli Avvisi di Alto livello: dopo aver copiato e incollato su una e-mail il Rapporto Info tecniche che trovasi cliccando sull'avviso alla voce Ulteriori informazioni, con il numero di IP trovato cerca il provider di connessione dell'hacker, copiane e incollane gli interi header e invia ad abuse, Garante privacy Garante@garanteprivacy.it e Forze di polizia internet. Con queste procedure ciascuno è in grado di dare un gran contributo al risanamento della Rete e grossi colpi alla criminalità on line.
                  Giuliana D'Olcese http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
    Sul prossimo numero di Marzo di LiberoReporter «Una Repubblica fondata su Ferillopoli» Abbonamenti@liberoreporter.it - Sito www.liberoreporter.it

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    Tarantella beneventana

    di Bamboccione (15/02/2009 - 18:33)

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    Zeitgeist II

    di Bamboccione (10/02/2009 - 18:40)

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    L'uccelletto

    di Bamboccione (27/12/2008 - 00:12)

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    Guaio e' nott!

    di Bamboccione (18/12/2008 - 16:59)

    2009: Per non dimenticare Why not
    Quale Giustizia? Quali Pensioni?
    Quali Progressi? Quali Regressi? Quali Risparmi?
    E l'abolizione delle Province?
    di Giuliana D'Olcese Quota rosa di LiberoReporter
     
    Il marcio nella magistratura. Aumenta la sfiducia degli italiani nelle istituzioni: Parlamento, Governi locali, Presidenza della Repubblica, Magistratura.
    Se dei tanti mali che ci angosciano, e le troppe storture che ci si abbattono sulla testa lasciandoci allibiti, frustrati ed impotenti è possibile farne una graduatoria, direi che ciò che ha più colpito l'opinione pubblica, e ferito a morte l'immagine di istituzioni e magistratura, è la vicenda giudiziaria di "Why Not" e del magistrato Luigi de Magistris sottoposto a procedimento disciplinare dal Csm e trasferito da Catanzaro a Napoli, e le sorti, per la verità assai equivoche, che hanno subìto le sue inchieste avocategli dai capi della procura di Catanzaro.
    Non solo, ma inquietudine e sdegno sono arrivati al diapason quando il caso de Magistris è riesploso con gli avvisi di garanzia e le perquisizioni di uffici e abitazioni ordinate dalla Procura di Salerno nei confronti del procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli, dell'avvocato generale dello Stato Dolcino Favi, dei sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo e del pm Salvatore Curcio, dell'ex procuratore Mariano Lombardi, del procuratore aggiunto vicario di Catanzaro Salvatore Murone quei «magistrati calabresi che hanno sottratto le inchieste "Poseidone" e "Why Not" all'ex pm Luigi de Magistris e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrissero i pm salernitani. Tra gli indagati "favoriti" l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa, l'ex governatore di Calabria nonché ex procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo, l'ex sottosegretario con delega al Cipe Giuseppe Galati, Udc, Giancarlo Pittelli deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia Antonio Saladino.
    Ma questo è solo il troncone calabro. Gli stessi magistrati salernitani indagano in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani coinvolti nella "madre di tutte le inchieste" sul marcio nella magistratura (l'inchiesta "Toghe Lucane", che de Magistris è riuscito a "chiudere" prima di essere frettolosamente trasferito).
    La seconda andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm: per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di "Why Not", il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli andato in pensione qualche giorno fa, e il sostituto procuratore generale della Cassazione, nonchè governatore (Ds) delle Marche per dieci anni, Vito D' Ambrosio, che in Csm sostenne l'accusa per far trasferire de Magistris.
    Ce n'è anche per l'Associazione nazionale magistrati e per il suo presidente Simone Luerti. Molto amico di diversi indagati eccellenti quando faceva il magistrato in Calabria, Luerti non ha mai perso occasione di esternare contro de Magistris. Quando poi, qualche mese fa, si è scoperto che incontrava regolarmente Saladino e Mastella nella sede del ministero della Giustizia, mentre lui negava, Luerti s'è dovuto dimettere dalla carica di presidente dell'Anm.
    Nel decreto di perquisizione eseguito ieri, 1.700 pagine, i pm di Salerno accusano di concorso in corruzione in atti giudiziari - per aver tolto «illegalmente» a de Magistris "Why Not" e "Poseidone" - il procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, il procuratore generale reggente Dolcino Favi, il parlamentare Giancarlo Pittelli e «l'uomo ovunque» Antonio Saladino. Ma accusano anche il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati, il sostituto procuratore generale presso la Corte d'Appello Domenico De Lorenzo e il pm Salvatore Curcio di aver preso in eredità quelle scottanti inchieste al solo scopo di farle a pezzi. Mentre il procuratore generale Vincenzo Iannelli e il presidente di Sezione del tribunale Bruno Arcuri si sarebbero dati da fare non solo «per archiviare illegalmente» la posizione di Mastella («la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa»), ma anche «per calunniare de Magistris e disintegrarlo professionalmente. Poi, dicono i pm campani, Iannelli, per una causa che gli sta a cuore, fa intervenire Chiaravalloti su Patrizia Pasquin giudice del tribunale di Vibo Valentia che poi sarebbe stata arrestata.
    Così, da magistrato a magistrato, come da compare a compare» ha scritto, imparzialmente, Carlo Vulpio, www.carlovulpio.it il 3 dicembre sul più autorevole quotidiano istituzional-italiano, il Corriere della Sera, per cui seguiva le inchieste "Poseidone", "Why Not" "Toghe Lucane".
    Contemporaneamente, si apprese del coinvolgimento di manager, imprenditori, militari della Gdf, politici, magistrati, massoni ed alti prelati vaticani che, sin dagli anni 90, costituivano una nuova P2 come affermato da de Magistris che poi dichiarava «Attendo con immutata fiducia che la Procura di Salerno evidenzi le illeceità di rilevanza penale poste a fondamento del decreto di archiviazione nei confronti di Clemente Mastella emesso dal giudice di Catanzaro, in modo da impedire anche ulteriori condotte illegali da parte di persone preposte ai procedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati». Gli fa eco l'ex magistrato Luciano Violante, da anni parlamentare della sinistra «Lo scontro tra Salerno e Catanzaro è la conseguenza del fatto che per anni la politica ha omesso di affrontare seriamente il tema della magistratura come potere (un jaccuse?). Il centrodestra il problema se l'è posto, ma in modo ch'è apparso ritorsivo, non riformatore. Il centrosinistra non ne ha parlato per timore di limitare l'indipendenza dei magistrati, eppure, il potere delle diverse magistrature è cresciuto a dismisura, in modo spesso autoreferenziale. Ecco perchè, è evidente, che è necessario fare la riforma subito».
    Allora, il caso de Magistris, ha voluto essere una lezione esemplare data ai magistrati e cioè non vi azzardate più ad indagare su politici centrali, regionali, provinciali, comunali? O a cosa è servito? E a cosa servirà? Speriamo bene, ma non è detto che...
    Quando si dice Vox populi vox Dei. In un tripudio di ovazioni e solidarietà all'ex Pm de Magistris, scriveva il Lettore_712970 sul Corriere.it: «Che schifo. Se ciò che si profila risulterà vero, c'è da chiedersi se i componenti della nostra magistratura sono Magistrati o mafiosi della peggior specie che agiscono nel modo più sporco e scorretto. La mia convinzione è che in Italia governano Caste e Cosche. E qui ce n'è un bell'esempio (sempre se risulterà vero)».
    E il Lettore_734356 «Io ho avuto a che fare con il Pm Annunziata Cazzetta, allora sostituto procuratore a Palmi Calabra. Questo magistrato mi ha incriminato per fatti non corrispondenti al vero, cioè ha affermato il falso. Inoltre, dopo aver ricevuto lo scrivente lettere estorsive, mi ha incriminato per simulazione di reato. L'Italia ha bisogno di magistrati come de Magistris che ha avuto il coraggio di dimettersi dall'ANM e la giustizia ha necessità urgente di profonde riforme strutturali».
    Infine il Lettore_10174 «Se quando uno fa inchieste scottanti che toccano il potere invece di ricevere elogi viene trasferito, c'è del marcio anche nella magistratura, di de Magistris ne occorrerebbero 200.000» questo mentre sulla "Guerra delle Procure" si versavano fiumi di inchiostro e, scrivendo di "Guerra", si è fatta una gran confusione (pilotata?) nella testa della gente perchè era Salerno ad indagare su Catanzaro dopo che l'inchiesta "Why Not", in cui, tra gli altri, si indagava su Prodi e sul leader dell'Udeur Mastella - indagato perchè i traffici telefonici documentati dall'uomo di fiducia di de Magistris, lo 007 Gioacchino Genchi dotato di un curriculum di successi eccezionali, e perito e consulente delle Procure italiane - svelarono il rapporto affaristico tra Mastella e l'imprenditore Saladino coinvolgendo i vertici dei Servizi Segreti, poliziotti e finanzieri, massoni, imprenditori e mezzo Parlamento italiano. Inchiesta scippata a de Magistris. E' così che ingiustizia fu fatta.
    «Nel mio percorso ho dovuto prendere atto, purtroppo, che molti carabinieri passati al Ros avevano contrabbandato per finalità poco commendevoli il loro giuramento di fedeltà allo Stato ed alle sue Leggi. Altri hanno fatto la stessa cosa nelle diverse fasi di entrata ed uscita dai Servizi di Sicurezza» dichiara lo 007a La Stampa. 
    Ora, rifiutando le Cassandre che non credono agli annunci del Governo, quindi che le riforme vere della giustizia si fermeranno a meri annunci, preferiamo credere che, almeno, con le riforme promesse, che però per non ritrovarsi col q per terra questa volta vanno ben spiegate al popolo, i Pm saranno eletti dal popolo, vengano separate le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, che il potere investigativo venga restituito alla polizia giudiziaria e non più concentrato nella mani dei Pm e che venga tolto loro l'obbligo dell'azione penale con cui, purtroppo, se ne son viste troppe e di troppo grosse, Pm arbitri incontrollabili delle leggi e degli accusati. Infatti, Gustavo Zagrebelsky presidente della Corte costituzionale afferma: «Non sempre la magistratura ha usato con la responsabilità necessaria l'indipendenza massima».
    Insomma, magistrati e macchina della giustizia siamo noi contribuenti a pagarli e questi sono i risultati che dovremmo accettare?
    Quale Giustizia allora? Quali riforme? Quali pensioni dopo che l'Italia s'è beccata dalla Corte della Giustizia europea una condanna per aver anticipato l'età pensionabile delle donne, cosa che determina una discriminazione perchè con il pensionamento cinque anni prima degli uomini le si condanna ad una pensione inferiore?
    Ed è questo uno dei troppi motivi per cui sindacati & sindacalisti, oramai, stanno sulle balle dei lavoratori di destra e di sinistra. 
    Quali progressi allora? Quali regressi ci aspettano?
    Quali risparmi, quale abolizione delle Province riuscirà mai a fare questo Paese che non decide mai nulla di coraggioso per il bene del Popolo ma decide per il solo interesse di governanti, sottogovernanti e per tutta la fauna politica che alimenta i suoi interessi di parte anche con le spese per il personale politico delle Province, uno scandalo di cui si parla da anni? Per la loro abolizione quanti decenni ancora dovremo aspettare?

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    Il nirvana di Silvio

    di Bamboccione (22/10/2008 - 17:43)


    Guascone, galante e macho come si voleva ogni giovanotto della provincia italiana dei tempi andati, Silvio B. rappresenta l’archetipo della quasi estinta gens italica, almeno quella stereotipata nell’immaginario dei nostri concittadini europei. E’ proprio per queste caratteristiche che, Silvio B., suscita simpatia nella maggioranza della popolazione italiana ed ispira quella stessa divertita indulgenza che ispiravano le «simpatiche canaglie» della famosa serie televisiva il cui titolo originale, “Rascals”, in dialetto pugliese renderebbe molto meglio l’idea del personaggio.  
     

    Se non fosse una figura istituzionale di punta, allo stesso tempo capo dell’esecutivo e forse l’imprenditore più importante d’Italia, sarebbe una gloria nazionale, ma - purtroppo per lui e per noi cittadini - ci sono mille e mille implicazioni e cautele da prendere quando nella stessa persona si sommano interessi personali e interessi generali col rischio, provato, che questi ultimi prendano il sopravvento. Silvio B. è un imprenditore. La sua impresa, come le altre, sta nel mercato e il mercato a sua volta fluttua nell’ambiente, intendendo quest’ultimo come contesto sociale, istituzionale e politico. Quindi, per usare un metafora buddista, l’anima individuale di Silvio B., il suo ”Atman  (cioè la sua impresa), si è confusa  completamente e indistintamente nel “Brahma” ambientale regalando a Silvio B. il suo “Nirvana” sociale. Altro che conflitto d’interessi, è una perfetta coincidenza! L’interesse del Paese e il suo interesse sono una cosa sola e non c’è ragione di non credergli quando dice che tiene molto al suo Paese. E’ così, anche se fino ad oggi nessuno l’ha ancora sentito pronunciare “L’Etat c’est moi”. Il resto è solo un contorno di nani e ballerine (tranne qualche raro profilo di rilievo nella compagine governativa.) A molti questo novello Buddha non piace, ma tant’è. Dicono i detrattori che in Europa e nel mondo guardano all’anomalia italiana con disappunto, come se dall’Italia questi si aspettassero altro che la “simpatica canaglietta” così ben tratteggiata dai maestri cineasti della commedia italiana (Dino Risi  docet). In realtà all’estero le vicende italiane, eccetto quelle calcistiche, interessano ben poco. Le TV di tutto il mondo parlano molto di più dell’India, della Cina e del Sudamerica, che delle baruffe di casa nostra. Del resto, a chi potrebbero interessare i battibecchi tra un Gasparri e un Casini? Perciò non facciamoci illusioni e non tiriamocela troppo. “Ma perché da voi all’estero…è poi così diversa la situazione?” Il “conflict of interests” , o per meglio dire la “coincidence of interests”, è in realtà una piaga mondiale, anche in tutte le democrazie o quasi-democrazie occidentali; nelle dittature è addirittura la norma. Più avanti faremo un piccolo cenno all’estero ma adesso, tanto per cominciare, diciamo che in Italia Silvio B. è in buona compagnia: sono centinaia gli uomini politici che sono banco e giocatore allo stesso tempo, e quando non lo sono visibilmente lo sono attraverso la loro “longa manus”, la sagrada Famiglia che comprende ascendenti, discendenti, collaterali, affidati, affiliati, agnati e chi piu’ ne ha… Poi bisogna tener conto delle migliaia, forse qualche decina di migliaia, che approfittano del loro ruolo per pilotare il gioco a loro vantaggio. Lo stesso predecessore di Silvio B. (Romano P.) era un personaggio di spicco della business community mondiale, con forti agganci in banche d’affari come Goldman Sachs (un insigne manager di questa banca, Costamagna, è stato un po’ il tesoriere di Prodi e la moglie Linda una sua finanziatrice), addentellati nei Rothschild (Rovati, banchiere di fiducia e suo consigliere - costretto alle dimissioni per aver fatto trapelare il progetto industriale ufficioso sulla Telecom - adesso è senior advisor per i Rothschild), per non parlare dei suoi collegamenti con le fondazioni bancarie, con gli enti pubblici economici e un po’ con tutto il retaggio dell’esperienza vissuta come boss incontrastato dell’IRI. Insomma, anche Romano P.  come Silvio B. era un uomo di “mediazione”. In ogni senso, incluso quello commerciale. Anche senza volare così alto, altrimenti facciamo la figura dei polli che si credono aquile, che dire di quella pletora d’Italiani che al fine di trarne vantaggi economici spende la credibilità e l’autorevolezza conferita loro da concomitanti e pregressi incarichi istituzionali nel nome della tanto vituperata Repubblica? Proviamo solo a quantificare economicamente il prestigio accumulato da ex funzionari apicali dello Stato come un ex ambasciatore: faccio l’esempio di Sergio Vento, non per un interesse particolare ma perché ho appena letto la notizia  che costui, forse anche in virtù del precedente ruolo oltre che della sua bravura, è stato nominato senior advisor (termine molto in voga ultimamente) di uno dei più importanti studi legali e fiscali del mondo, di quelli che si occupano di finanza ad altissimo livello, di privatizzazioni ecc.. A voler essere malevoli verrebbe da malignare che le feste fastose degli ultimi scampoli di carriera di alcuni alti funzionari - che hanno svolto il loro magistero o ministero in campo esecutivo, legislativo o giudiziario -  tenute nelle prestigiose sedi governative, diplomatiche o comunque pubbliche, potrebbero essere state prodromiche della successiva carriera (ma non sarebbe più giusto, dopo l’abbandono della carica o dopo il pensionamento, un periodo di stasi, con una sorta di clausola di non concorrenza per qualche anno? O comunque non potrebbero porsi dei limiti alla spendibilità della esperienza acquisita in settori vitali dello Stato?). Più banalmente, vogliamo parlare del caso del professor Sapientoni direttore della prima cattedra del policlinico Fatevifattivostrifratelli? Quanto inciderà sulla parcella  un roboante titolone del genere?  Del resto non c’è molto da meravigliarsi se persino nella ex patria del comunismo, nei paesi dell’ex URSS, i medaglioni ciondolanti dalle giubbe di militari e burocrati del PCUS sono ormai da tempo convertiti in moneta sonante. “Last but not least” vogliamo solo nominare, senza indagare troppo perché si tratta di un beniamino, un vero e proprio “untouchable” della comunità finanziaria mondiale, il governatore di Bankitalia Mario Draghi, “sleeper manager” della Goldman Sachs? Non basterebbero l’enciclopedia britannica e la Treccani per enumerare i casi di conflitto… pardon “coincidenza d’interesse”. Torniamo all’estero. E’ così diversa la situazione dagli Appennini alle Ande, dal Manzanarre al Reno? I giochi all’estero sono tutti improntati al “fair play”?  Insomma.. Basti pensare a Gerhard Schroeder che lavora per Gazprom a un’enorme infrastruttura che porterà il gas in Germania passando per il Baltico;  a Tony Blair che lavora per JP Morgan come senior advisor. La JP Morgan è una di delle banche d’affari più importanti del mondo, una di quelle che nella “crisi” attuale dei mercati gioca un ruolo di primo piano, e come se non bastasse ora potrà giovarsi delle preziosissime consulenze di Tony e della sua immensa esperienza (come dice la nota ufficiale diffusa in occasione della sua  nomina) di primo ministro; a Reginald Bartholomew ex ambasciatore degli USA che da ambasciatore ci rappresentava la necessità di aprire l’Italia alle privatizzazioni, (quelle tanto avversate da Sergio Castellari, direttore generale del ministero delle partecipazioni statali finito tragicamente suicida) e che in seguito sarebbe diventato ambasciatore per la Merril Lynch in Italia nonché membro del consiglio di amministrazione di due dei gruppi italiani che hanno fatto ma bassa nelle privatizzazioni all'italiana: la Pirelli, che s’è pappata la Telecom, e l' holding di Benetton che ha cannibalizzato le autostrade italiane (sarà per rispetto a His Excellency  che Autostrade ha mutato la sua denominazione in Atlantia? Chissà, potrebbero esserci ragioni geopolitiche, forse un nuovo “patto atlantiaco”.    Deh, che dire? Come diceva la nonna di Urbano “tutto il mondo è paese”.Siamo in buona compagnia, dunque, però quello che più ci fa paura è che mentre altrove almeno se ne parla, qua da noi la “freedom of speech” (libertà di parola) non è tanto garantita. Ma in fondo, servirà a qualcosa parlarne? Noi speriamo di sì.

    Tuttavia in Francia  - opinerebbe qualche ben informato che non legge solo il Corriere dello sport e i giornali nostrani - anche Sarkozy ha fatto delle epurazioni in TF1, la rete nazionale. Pare che dopo un’intervista irriverente in cui aveva osato contraddire Monsieur le Président, un giornalista di punta e di lungo corso del telegiornale, paragonabile per celebrità a un nostro Vespa - ma a differenza di questo non ossequioso rispetto al potente di turno -, è stato se non cacciato dalla prima serata almeno spostato d’imperio ad altro incarico (e sì Monsieur le président s’était faché ). Che dire poi delle vacanze che Monsieur le Président si fa sugli yachts dei suoi amici come quello da sogno del finanziere Bolloré? E pensare che Sarkozy aveva cavalcato l’onda di protesta popolare della Banlieue parigina! Dopo l'elezione, invece, i suoi amici sono rimasti soprattutto i Lagardère, gli Arnault, i Pinault, tutti oligarchi della République e padroni della “Presse”. E allora che dobbiamo fare? Finché possiamo, parliamone nei blogs fino a quando il prossimo Tycoon non avrà comprato le piattaforme di comunicazione in internet, i siti di social networking (Rupert Murdoch già l’ha fatto, gli utenti di Myspace sono avvisati...) e i nodi di telecomunicazione. Per ora possiamo solo essere schedati ( o forse lo siamo già?). “For which purpose?” si chiederà qualcuno. Chi lo può sapere! Che sia per gli X files o per X factor fa lo stesso.

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